LA FONDAZIONE UNA NESSUNA CENTOMILA CONTRO IL DDL VALDITARA:
“L’ITALIA E’ GIA’ MOROSA IN TEMA DI EDUCAZIONE SESSUO-AFFETTIVA A LIVELLO INTERNAZIONALE.
AUMENTA L’OSCURANTISMO E A FARNE LE SPESE SONO I RAGAZZI DI QUESTO PAESE CHE SEMPRE PIU’ CERCANO RISPOSTE DA SOLI SUL WEB.
UNA CORRETTA INFORMAZIONE E’ UNICO STRUMENTO CONTRO AUMENTO PORNOGRAFIA ONLINE (CUI OGGI I DATI DICONO E’ SCESA ETA’ DI ACCESSO A 9 ANNI), VIOLENZA SESSUALE E MALATTIE A TRASMISSIONE SESSUALE TRA I GIOVANISSIMI”
Durissima la presa di posizione della Fondazione Una Nessuna Centomila all’approvazione del DDL Valditara sull’educazione sessuale a scuola. La dichiarazione affidata alla Vicepresidente, Celeste Costantino, che così commenta:
“A pochi giorni dalla chiusura delle scuole arriva il DDL Valditara per la sua approvazione. Come avviene spesso in Parlamento, proprio in procinto dell’estate, si prendono delle decisioni e si approvano provvedimenti importanti che non mettono poi nelle condizioni l’opinione pubblica e i movimenti – che nel tempo hanno seguito questi provvedimenti – di avere la possibilità di fare da contraltare, di ribadire una contronarrazione rispetto a quel progetto di legge che si sta portando avanti.
È il caso del consenso informato, che è presente all’interno del DDL Valditara.
Come Fondazione Una Nessuna Centomila siamo state chiamate a dare la nostra opinione e sin dalle prime audizioni abbiamo dichiarato il nostro punto di vista: chiedere alle famiglie di approvare progettualità che investano la sfera dell’affettività all’interno delle scuole significa, in primis non avere chiara qual è la fotografia di questo Paese, e, di fatto, privare i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze del nostro Paese di quello che invece viene considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un diritto per tutti.
Sono tantissime le organizzazioni internazionali che chiedono all’Italia di inserire all’interno degli ordinamenti scolastici l’educazione sessuo-affettiva, non ultima la Convenzione di Istanbul, ratificata nel nostro Paese nel 2013.
L’Italia arriva nel 2026 ancora senza poter disporre di questo sapere all’interno delle scuole e le responsabilità sono trasversali.
Ma con questo DDL addirittura la situazione peggiora.
Perché prima, con l’autonomia scolastica, le progettualità di educazione sessuo-affettiva potevano tranquillamente trovare spazio all’interno delle scuole. Oggi, con questo allarmismo diffuso dal Ministero e con la poca informazione sul tema, nel momento in cui verranno presentati questi progetti, di fronte alla mancanza dell’unanimità sulla scelta del progetto, lo si sacrificherà a favore di progetti “più facili”. Credere il contrario o dichiararlo, significa non avere contezza di quella che è la condizione della scuola pubblica oggi.
Nessun dirigente scolastico, nessuna insegnante, si prenderà mai la responsabilità di dover trovare un’attività alternativa, e quindi servirà sempre l’unanimità.
Il vero problema delle famiglie riguardo questo tema è l’informazione. Non si sa cosa sia veramente l’educazione sessuo affettiva. Gli stereotipi e la violenza domestica sono un fenomeno diffuso nel nostro Paese, quindi, presumibilmente, saranno molti i genitori che non daranno il consenso ai propri figli ad aderire ai corsi.
La situazione di morosità in cui il nostro Paese versa, con questa approvazione del provvedimento, è destinata a peggiorare sensibilmente. Noi lo consideriamo un ulteriore passo indietro che pagheranno soprattutto i ragazzi e le ragazze del nostro Paese.
Davanti ad un allarme così forte che, dati alla mano, ci parla di un accesso alla pornografia online che parte già dai 9 anni, vede un aumento della violenza sessuale tra i ragazzini, un aumento delle malattie sessualmente trasmissibili tra gli adolescenti, la risposta del Ministero è, invece di rafforzare la guardia alzando il livello di informazione e di prevenzione su questi temi, è ostacolare e far in modo che anche quel minimo di informazione che entrava a scuola si trasformi nel buio più assoluto e che tutto questo si vada a ricercarlo all’interno del web.”
La Fondazione proprio sulla necessità di una legge che introduca l’educazione sessuo affettiva in maniera strutturale nelle scuole in Italia ha anche di recente scritto un libro “Senza Legge perché l’educazione sessuo-affettiva è una questione politica” edito da TLON, a cura di Celeste Costantino, Giulia Minoli, Monica Pasquino, con Alessia Crocini, Lella Palladino.