Il gruppo di ricerca
La ricerca è stata diretta dalla Prof.ssa Marina Calloni e svolta con la collaborazione di docenti, ricercatrici, assegniste e dottorande, afferenti ad ADV. In particolare, hanno collaborato alla ricerca: Prof.ssa Elisabetta Biffi, Dott. Simone Colli Vignarelli, Dott.ssa Eliana Debia, Dott.ssa Stefania Voli
Obiettivo e contesto della ricerca
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza della necessità, anche in Italia, di introdurre un’educazione sessuo-affettiva sistematica e inclusiva nelle scuole, in linea con gli standard internazionali definiti da UNESCO e OMS. Lo studio ha avuto un duplice scopo: da una parte, fornire una mappatura critica della situazione normativa, formativa e culturale in Italia e all’estero; dall’altra, promuovere raccomandazioni operative, fra cui la sperimentazione di modelli formativi innovativi rivolti a docenti.
La ricerca risponde alla certificata assenza di un obbligo nazionale per l’educazione sessuale nelle scuole italiane, a fronte di un chiaro orientamento internazionale volto a riconoscere tale educazione come un diritto umano, uno strumento di salute pubblica e una leva per la prevenzione delle discriminazioni e della violenza di genere.
Metodologia della ricerca
La ricerca si è sviluppata in tre fasi principali:
1. Analisi del contesto internazionale: studio approfondito delle linee guida tecniche UNESCO (2009, 2018) e degli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa dell’OMS (2010), entrambi fondati sul modello di *Comprehensive Sexuality Education* (CSE), che unisce dimensioni cognitive, emotive, relazionali e sociali.
2. Studio comparativo tra 12 Paesi (tra cui Francia, Svezia, Estonia, Italia, Irlanda, Germania e Polonia), focalizzato su: legislazione, formazione docenti, contenuti curricolari, governance scolastica e ruolo dei soggetti esterni.
3. Interviste a stakeholder (esperti, docenti, attivisti, soggetti politici), volte a raccogliere convergenze, criticità e modelli virtuosi da introdurre in Italia. La ricerca ha così integrato la dimensione istituzionale con quella esperienziale della società civile.
Risultati principali: Italia e confronto europeo
Il ritardo italiano
In Italia non esiste una legge che renda l’educazione sessuo-affettiva obbligatoria nelle scuole. Nonostante 34 proposte di legge a partire dal 1975 — e altre avanzate fino al 2025 da forze sia di maggioranza che di opposizione — il tema resta regolato solo indirettamente tramite riferimenti alla parità di genere e alla prevenzione della violenza (es. “Buona Scuola”, L. 107/2015).
Nel 2025 viene approvato un finanziamento di 500.000 euro per progetti di educazione sessuale e affettiva, principalmente destinati alla formazione docenti, ma con una forte attenzione ai temi della fertilità, distanti dalla visione globale della CSE.
I modelli europei: casi di successo
– Francia: educazione affettiva e sessuale obbligatoria con almeno tre sessioni annue, integrate nei curricula e supportate da figure sanitarie e sociali, con una forte governance multilivello.
– Irlanda: programmi strutturali (SPHE e RSE dal 1998) che coprono temi di relazioni, consenso, identità, parità. Dal 2022 introdotta una specializzazione post-laurea per insegnanti.
– Estonia: guida autonoma da parte di ONG, toolkit per docenti, forte connessione con enti sanitari e sociali.
L’analisi comparata mostra che l’implementazione efficace della CSE richiede:
Proposte operative e prospettive future
La ricerca ha prodotto una serie di output concreti, fra cui:
Conclusioni
La ricerca sostiene che l’educazione sessuo-affettiva va concepita non come un argomento sensibile da delegare alla discrezione delle scuole, ma come un presidio democratico ed educativo essenziale. Essa contribuisce a:
Solo attraverso una riforma organica che integri formazione, normativa e cultura sarà possibile colmare il divario italiano rispetto agli standard europei della CSE — e contribuire a una crescita sociale equa e fondata sui diritti.