Campagna 8 marzo 2026
Torniamo per l’8 marzo 2026 con una campagna che mette al centro un tema urgente e non più rinviabile: il diritto ad avere l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.
In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, scegliamo di affermare con chiarezza che la scuola può e deve essere il primo luogo in cui si costruisce la soggettività delle bambine e delle ragazze, come già avviene in molti Paesi europei. È lì che si formano consapevolezza, rispetto, libertà. È lì che si contrastano stereotipi, discriminazioni e violenza di genere.
L’obiettivo della campagna è duplice:
Senza educazione sessuo-affettiva si cresce nell’ignoranza, nell’inconsapevolezza, nel controllo e nella paura. Con l’educazione si costruiscono invece strumenti per riconoscere il consenso, rispettare i confini, valorizzare le differenze, prevenire la violenza.
Accanto al consolidato sostegno ai Centri Antiviolenza, oggi le priorità della Fondazione sono chiare:
Un impegno che per noi non nasce oggi: dalla nostra fondazione promuoviamo corsi nelle scuole secondarie di primo grado e percorsi universitari per la formazione dei futuri insegnanti, perché il cambiamento culturale passa dalla preparazione di chi educa.
Realizzata ancora una volta da Hobo, la campagna si sviluppa attorno a due concetti opposti e complementari:
Dà voce a desideri e aspirazioni legittime.
Parlano bambine, ragazze, donne.
Affermazioni semplici, dirette, non negoziabili.
Mette in scena le frasi che nascono da paura, ignoranza e stereotipi.
Discorsi che condizionano, limitano, riducono.
Mettere insieme diritto e rovescio significa rendere evidente una responsabilità collettiva:
scegliere se difendere i diritti o continuare a legittimare i pregiudizi.
L’8 marzo non è solo una ricorrenza. È un momento di responsabilità collettiva.
Attraverso questa campagna vogliamo coinvolgere l’intera società — scuole, istituzioni, famiglie, professionisti, studenti e studentesse — in un percorso condiviso di consapevolezza e cambiamento culturale.
Perché il diritto non sia mai il rovescio di qualcun’altra.
Perché la libertà e la soggettività delle donne inizino dai banchi di scuola.
Perché scegliere di educare significhi scegliere di prevenire.
L’educazione sessuo-affettiva non è un’opzione. È un diritto.